Sul Corriere della Sera di oggi si legge della emorragia tutta italiana che viene definita una “Fuga dalle tasse”. Le cifre metterebbero in ginocchio persino un paese come la California che a dispetto della crisi mondiale è talmente in crescita che se si staccasse dagli USA starebbe persino davanti alla Francia e ad un passo dalla Germania in termini di PIL. Evasione accertata per circa 4 miliardi in poco più di un anno grazie a sole 5mila ispezioni.
Perle ai… dirigenti dell’ARS Sicilia
La solidarietà fa ancora notizia
Non pensavo che la solidarietà fosse più oggetto di attenzione. Scopro invece un Paese che non solo se ne interessa ma ne è avido, come spinto da una sete profonda. Una consolazione enorme che mi rende più concrete e desiderabili le esortazioni a credere di più in questa Italia ferita ma dal cuore grande. Accade così che un progetto portato avanti con la mia scuola, inserita in un contesto di degrado e grande arretratezza socio-economica, abbia colpito l’opinione pubblica proprio per il circolo virtuso di solidarietà di cui si è nutrito.
L’orgoglio del rompicoglioni
Un amico, in confidenza, mi dice: “sai che voce gira su di te?” Ed io cauto: “non saprei…” “Che sei un rompicoglioni”. Ci resto male. “Quello è un rompicoglioni”. Sapete dove si trova spesso questa espressione? Nelle trascrizioni delle intercettazioni telefoniche con cui, a tira e molla, le forze dell’ordine e la magistratura inguaiano i corrotti. E sempre, quel modo di dire così colorito, è sinonimo di “persona che non si piega”, non si accoda all’esercito dei lestofanti, corrotti e corruttori, che questo Paese continuano a sbranare con la cieca avidità dei piranha.
Il Paese dei ladri si chiama ITALIA
L’estetica di Carlo De Benedetti
L’inevitabile inquinamento
L’ingiustizia dell’uguaglianza
La città ludica
GrandeFratello: la prova del vuoto assoluto
Va però fatta una precisazione. Girando per il Belpaese, l’impressione di trovarsi davanti a continue manifestazioni di vuoto, relativo ed assoluto, si ricava con facilità ed abbondanza. Ma mancava la prova “scientifica” che dimostrasse che non di impressione si trattasse quanto piuttosto di verità acclarata, dimostrabile e ripetibile.

