50 sfumature di mediocrità

Finalmente ho visto 50 Sfumature di grigio. Ho difficoltà a trovare un film altrettanto stupido e malfatto. Malfatto al punto di mostrare errori grossolani come nella sequenza del primo meeting dei due protagonisti nella stanza rossa dei giochi. Un tentativo non riuscito di climax rovinato dalla inettitudine del montaggio che non si avvede di riproporre Christian vestito dopo che si era spogliato e già inoltrato nell’intimità di Anastasia.
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Migranti: tra accoglienza e colonizzazione

Sugli sbarchi in Italia di clandestini, rifugiati, profughi e altri derelitti di questo mondo violento e iniquo, occorre fare un ulteriore chiarimento alla luce delle sollevazioni popolari che da nord a sud gridano la propria rabbia che è semplicistico definire xenofoba.
 
Sul piano umano non credo vi siano italiani, nemmeno i leghisti, che non siano in grado di comprendere la tragedia che incombe sulla stragrande maggioranza di queste persone che affrontano la traversata del Mediterraneo a rischio della vita propria e dei propri cari. Noi italiani siamo pieni di troppi difetti, ma restiamo gente di cuore.
L’aspetto su cui si dovrebbe compiere uno sforzo più organizzato ed efficiente, è quello dell’organizzazione. Allo stato attuale, si agisce sempre sulla scorta di un’emergenza che paradossalmente non è tale visto che dura ormai da dieci anni. Soprattutto, quel che appare discutibile, è il modo in cui tali soggetti vengono gestiti relativamente alla loro presenza sul nostro territorio. Sorvolo sulla vergogna dei centri di accoglienza tristemente nota, ma sottolineo la durezza miope dei trasferimenti coatti nei centri abitati di varie dimensioni. Astraendo dal contesto di cui parlo, se si guarda alle sole modalità organizzative, si assiste ad una replica di quelle operazioni di colonizzazione coatta dei territori conquistati o di radicazione della conquista che la storia offre generosamente. Ed è proprio questa modalità che suscita istintivamente la reazione delle comunità prescelte per gli insediamenti dei rifugiati. La consapevolezza, inoltre, che poi verranno abbandonati, sfruttati, e tollerati se devianti, induce una rabbia che esplode appunto nelle manifestazioni a cui assistiamo in questi giorni. D’altra parte è noto che est modus in rebus.
Le cose potrebbero essere diverse. Quello che a noi appare un esodo verso l’Italia, intanto, facendo riferimento ai numeri reali, si rivela una migrazione verso i paesi confinanti con le zone di guerra. Questo dovrebbe rilassare gli animi di tutti. Da noi, per quanto appaiono molti, arrivano in pochi, un numero che l’Unione europea sarebbe bene in grado, a mio parere, di assorbire. Occorre però creare una struttura sovranazionale operante sul nostro territorio nazionale che gestisse rapidamente le singole situazioni di ognuno dei migranti giunti fortunosamente in Europa dagli approdi siciliani. Dotarli di documenti, di un primo aiuto economico per affrontare il periodo iniziale, di un supporto linguistico nel luogo in cui scegliessero di andare e di un aiuto per il reperimento di un’occupazione. Il punto debole di questa strategia, sta nel fatto che, evidentemente, tutti questi poveri cristi dovrebbero essere smistati nei paesi dove non è difficile trovare lavoro, anche se mi pare si possa parlare di lavoro non qualificato stando alle informazioni disponibili sulla maggior parte di loro che provengono da aree rurali o da periferie urbane dove solitamente non vengono raggiunti livelli elevati di istruzione. Dovremmo allora equipararli a cittadini che, in quanto rifugiati per ragioni politiche (sono soggetti in fuga da zone di guerra), dovrebbero poter godere almeno di una cittadinanza temporanea e di libertà di circolazione nel nostro continente, assolvendo  noi, preventivamente, le procedure di identificazione certa per evitare rischi di infiltrazioni terroristiche. Aver paura di tutti loro, contrariamente a quanto si dice da parte dei veri xenofobi, non ci salverà dal pericolo del terrorismo, anzi lo alimenterà perché il rifiuto indistinto è irragionevole e disumano. Tutti noi abbiamo attraversato periodi storici in cui prevaleva la migrazione per effetto del bisogno. L’Italia stessa, proprio in questi anni conosce una nuova ondata di migrazione. Non possiamo e non dobbiamo opporci ciecamente a queste dinamiche cicliche della storia, dobbiamo imparare a governarle con la consapevolezza che oggi, a differenza del passato che ha conosciuto vergognose forme di chiusura e ostilità agli stranieri, siamo potenzialmente in grado di farlo. 
Chi avesse ancora dei dubbi, provi a guardare dritto negli occhi un ragazzo impaurito, solo, infreddolito al suo arrivo a Lampedusa. Provi a pensare al carico di sofferenza che si porta addosso, mandato dai familiari allo sbaraglio, con la speranza che se fosse arrivato vivo forse, e sottolineo forse, avrebbe avuto una vita migliore. Provate a guardarlo dritto negli occhi e considerate, mutuando Primo Levi, se, per voi, anche quello è un Uomo.

POGROM (mattanza)

In occasione della giornata della memoria delle vittime della mafia, al ritrovato teatro FINOCCHIARO di via Roma 188, va in scena “Pogrom (mattanza)”, un mio spettacolo che tende un filo rosso tra la sterminio degli ebrei ad opera del furore nazista e la strage dei siciliani a causa del delirio mafioso.
19 marzo turno scuole medie
20 marzo turno scuole superiori

inizio spettacoli ore 10.00
costo del biglietto 5 euro

prenotazioni: teatrofinocchiaro@gmail.com

 

Il potere all’italiana

La caratteristica che il Potere mostra con più evidenza nel nostro paese non è certo quella della trasparenza. Prevale il suo essere nascosto, segreto, labirintico. Adotta uno stile riservato ma è una strategia funzionale a tenersi celato, talvolta, anzi spesso, clandestino ed occulto.
Non ci incantano più le recite a soggetto, le dichiarazioni ufficiali. Il tasso di corruzione tanto del settore pubblico quanto di quello privato, ammorbati da un abbraccio colpevole e letale, oltre ad allontanarci dall’Europa per avvicinarci ai regimi crudeli del terzo mondo, ai peggiori esempi di inciviltà assoluta e cieca barbarie individualista, ci dice con chiarezza disarmante che il potere si annida, si muove come un virus, si radica come metastasi, colonizza come cancrena.

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Etica da taschino

Ragioniamo. Si accusa Renzi di volere aprire il terzo forno, alludendo alle tre diverse maggioranze per portare a termine le riforme, l’elezione del Presidente e la legislazione. Lo si accusa, fuori metafora, di incoerenza, di approfittare delle opportunità, di volere troppo. Mantenendoci entro la brutta metafora, mi chiedo e domando: quando il popolo ha fame, si sceglie un forno o si aprono tutti quelli che possono dare del pane?

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L’Artexpo di Palermo, 2015

Che delusione a tutta prima l’allestimento espositivo Palermo Artexpo inserito nella 2ª Biennale Internazionale d’Arte di Palermo. Meno male che sono andato anche all’Albergo delle Povere. Uno dei quattro siti in cui era organizzata l’esposizione. Tra il Loggiato di San Bartolomeo e Palazzo Sant’Elia, si assisteva ad una lunga serie di opere figlie di un “decorativismo” a volte ben organizzato, altre volte proposto con modalità bene oliate, altre volte ancora appesantite da una insulsa ricerca di originalità che ne annientava ogni valore. Avanguardia, zero. Quasi tutte le opere, infatti, erano con evidenza prive di un’idea, di una reale tensione artistica che nascesse da una visione dell’artista. Aspetto fortemente preoccupante perché se l’arte si attesta su una superficialità analoga a quella dilagante in questo brutto mondo che abbiamo tirato su, allora penso siano molto ridotte le possibilità di uscita o di costruzione di un futuro migliore.
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Chi vuole uccidere i nostri ragazzi?

Guardo ed osservo questi nostri giovani. Che meraviglia! Quelli tra i venticinque e i trentacinque, in particolare, che si suppone abbiano già terminato il proprio apprendistato. Vedo il loro entusiasmo, la loro vitalità, l’energia che gli trabocca da ogni poro, quando camminano scattanti come catapulte, quando danzano leggeri come gazzelle, quando discutono accalorati come teste pensanti e come persone dotate di una morale. Li osservo e mi sento contagiato dalla loro forza. Ma il mondo che gli sta intorno, in questo confuso e disordinato paese che è ormai l’Italia, è cattivo con loro. Scientemente. Perché questi ragazzi li pieghiamo con studiata indolenza, con cattiva assenza, con progettata prepotenza.

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Woody e Buzz non erano a Ragusa

Un altro bambino morto. La madre lo ha lasciato a scuola ma a scuola non è mai entrato. Cosa sarà successo? Speriamo lo scoprano gli inquirenti, ma è un fatto che questo cucciolo col suo zainetto di Toy Story se ne è andato incontro ad una triste avventura, purtroppo per lui fatale e senza il lieto fine del noto cartoon di Disney. In questo mondo brutale e vile, dove i mostri hanno il volto della vicina di casa o dello zio di famiglia, non c’è spazio per l’onestà pura di Woody né per l’avventuroso coraggio di Buzz Lightyear che infatti non sono arrivati in tempo ad aiutare quel piccolo fanciullo, chissà come convinto a prendere la strada della sua morte invece che quella della sua classe.
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