Finalmente ho visto 50 Sfumature di grigio. Ho difficoltà a trovare un film altrettanto stupido e malfatto. Malfatto al punto di mostrare errori grossolani come nella sequenza del primo meeting dei due protagonisti nella stanza rossa dei giochi. Un tentativo non riuscito di climax rovinato dalla inettitudine del montaggio che non si avvede di riproporre Christian vestito dopo che si era spogliato e già inoltrato nell’intimità di Anastasia.
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Migranti: tra accoglienza e colonizzazione
Sugli sbarchi in Italia di clandestini, rifugiati, profughi e altri derelitti di questo mondo violento e iniquo, occorre fare un ulteriore chiarimento alla luce delle sollevazioni popolari che da nord a sud gridano la propria rabbia che è semplicistico definire xenofoba.POGROM (mattanza)
In occasione della giornata della memoria delle vittime della mafia, al ritrovato teatro FINOCCHIARO di via Roma 188, va in scena “Pogrom (mattanza)”, un mio spettacolo che tende un filo rosso tra la sterminio degli ebrei ad opera del furore nazista e la strage dei siciliani a causa del delirio mafioso.
19 marzo turno scuole medie
20 marzo turno scuole superiori
inizio spettacoli ore 10.00
costo del biglietto 5 euro
prenotazioni: teatrofinocchiaro@gmail.com
Il potere all’italiana
La caratteristica che il Potere mostra con più evidenza nel nostro paese non è certo quella della trasparenza. Prevale il suo essere nascosto, segreto, labirintico. Adotta uno stile riservato ma è una strategia funzionale a tenersi celato, talvolta, anzi spesso, clandestino ed occulto.
Non ci incantano più le recite a soggetto, le dichiarazioni ufficiali. Il tasso di corruzione tanto del settore pubblico quanto di quello privato, ammorbati da un abbraccio colpevole e letale, oltre ad allontanarci dall’Europa per avvicinarci ai regimi crudeli del terzo mondo, ai peggiori esempi di inciviltà assoluta e cieca barbarie individualista, ci dice con chiarezza disarmante che il potere si annida, si muove come un virus, si radica come metastasi, colonizza come cancrena.
Etica da taschino
Ragioniamo. Si accusa Renzi di volere aprire il terzo forno, alludendo alle tre diverse maggioranze per portare a termine le riforme, l’elezione del Presidente e la legislazione. Lo si accusa, fuori metafora, di incoerenza, di approfittare delle opportunità, di volere troppo. Mantenendoci entro la brutta metafora, mi chiedo e domando: quando il popolo ha fame, si sceglie un forno o si aprono tutti quelli che possono dare del pane?
L’Artexpo di Palermo, 2015
Che delusione a tutta prima l’allestimento espositivo Palermo Artexpo inserito nella 2ª Biennale Internazionale d’Arte di Palermo. Meno male che sono andato anche all’Albergo delle Povere. Uno dei quattro siti in cui era organizzata l’esposizione. Tra il Loggiato di San Bartolomeo e Palazzo Sant’Elia, si assisteva ad una lunga serie di opere figlie di un “decorativismo” a volte ben organizzato, altre volte proposto con modalità bene oliate, altre volte ancora appesantite da una insulsa ricerca di originalità che ne annientava ogni valore. Avanguardia, zero. Quasi tutte le opere, infatti, erano con evidenza prive di un’idea, di una reale tensione artistica che nascesse da una visione dell’artista. Aspetto fortemente preoccupante perché se l’arte si attesta su una superficialità analoga a quella dilagante in questo brutto mondo che abbiamo tirato su, allora penso siano molto ridotte le possibilità di uscita o di costruzione di un futuro migliore.
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Il Dottor Jekyll e Mr. Hyde
Davos è un comune delle Alpi svizzere del Canton Grigioni di circa 10.000 abitanti. Un luogo incantevole, se è vero che deve la sua fama a “La montagna incantata” di Thomas Mann e saluberrimo, se è vero che qui si curò dalla tubercolosi quel Robert Luiss Stevenson la cui mente partorì “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde”. Chissà, il destino.
Charlie Hebdo, quale identità?
Dei fatti di Parigi, orribili in sommo grado, c’è una cosa che mi disturba. Nel prevedibilmente acceso e inconcludente dibattito italiano, anche facendo la tara della vanità e dell’interesse vile e mascherato, restano evidenti i segni di una confusione inter-generazionale che sembra non avere rimedio.
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Chi vuole uccidere i nostri ragazzi?
Guardo ed osservo questi nostri giovani. Che meraviglia! Quelli tra i venticinque e i trentacinque, in particolare, che si suppone abbiano già terminato il proprio apprendistato. Vedo il loro entusiasmo, la loro vitalità, l’energia che gli trabocca da ogni poro, quando camminano scattanti come catapulte, quando danzano leggeri come gazzelle, quando discutono accalorati come teste pensanti e come persone dotate di una morale. Li osservo e mi sento contagiato dalla loro forza. Ma il mondo che gli sta intorno, in questo confuso e disordinato paese che è ormai l’Italia, è cattivo con loro. Scientemente. Perché questi ragazzi li pieghiamo con studiata indolenza, con cattiva assenza, con progettata prepotenza.
Woody e Buzz non erano a Ragusa
Un altro bambino morto. La madre lo ha lasciato a scuola ma a scuola non è mai entrato. Cosa sarà successo? Speriamo lo scoprano gli inquirenti, ma è un fatto che questo cucciolo col suo zainetto di Toy Story se ne è andato incontro ad una triste avventura, purtroppo per lui fatale e senza il lieto fine del noto cartoon di Disney. In questo mondo brutale e vile, dove i mostri hanno il volto della vicina di casa o dello zio di famiglia, non c’è spazio per l’onestà pura di Woody né per l’avventuroso coraggio di Buzz Lightyear che infatti non sono arrivati in tempo ad aiutare quel piccolo fanciullo, chissà come convinto a prendere la strada della sua morte invece che quella della sua classe.
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