Ma dove ca… vanno i nostri giovani? (Cu nesci arrinesci)

La domanda è legittima, dove cazzo vanno questi nostri giovani? Un senso di tenerezza e preoccupazione mi avvolge quando penso a loro, cioè ogni giorno. Non solo perché conduco da anni una difficile, disastrata, svantaggiata, emarginata comunità di giovani in una periferia della periferia urbana di Palermo, ma anche come genitore di due ragazzi fra poco in cerca di un lavoro e come cittadino onesto e rispettoso che in questa Italia ha sempre perso il confronto con i raccomandati, i disonesti, i vigliacchi, i truffatori, i ladri, i corrotti, i delinquenti. Non sono solo, dovrei dire grazieadio, ma in realtà mal comune non fa affatto mezzo gaudio, piuttosto somma di mali. E questa somma in Italia ha numeri cinesi. A vantaggio di un manipolo radicato, organizzato, armato di ogni strumento ed arma per fottere tutta la comunità restante, sia quella onesta e coraggiosa, sia quella onesta per forza e pavida, indifferente, inerme, indolente.

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La tentazione perenne dello sfascio

Sembra una prerogativa italiana impossibile da estirpare: la tentazione di sfasciare tutto. Per principio. Per rabbia. Per invidia, Per pochezza. Per vigliaccheria. Per comodità. Per interesse sotterraneo. Per ridicola rivalità. 
I sintomi sono ovunque. L’inconcludente conflittualità della classe politica, l’interessata litigiosità dei sindacati, l’opaca lentezza della burocrazia, l’ostinata astrazione delle istituzioni, l’inconfessabile radicamento della corruzione, la delirante diffusione del vandalismo, la perversa confusione della legislazione, la vile resistenza del Paese al cambiamento. Potrei continuare.

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Il potere all’italiana

La caratteristica che il Potere mostra con più evidenza nel nostro paese non è certo quella della trasparenza. Prevale il suo essere nascosto, segreto, labirintico. Adotta uno stile riservato ma è una strategia funzionale a tenersi celato, talvolta, anzi spesso, clandestino ed occulto.
Non ci incantano più le recite a soggetto, le dichiarazioni ufficiali. Il tasso di corruzione tanto del settore pubblico quanto di quello privato, ammorbati da un abbraccio colpevole e letale, oltre ad allontanarci dall’Europa per avvicinarci ai regimi crudeli del terzo mondo, ai peggiori esempi di inciviltà assoluta e cieca barbarie individualista, ci dice con chiarezza disarmante che il potere si annida, si muove come un virus, si radica come metastasi, colonizza come cancrena.

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L’acqua invisibile

In Sicilia l’acqua di chi è? di chi è stata? La mafia ci ha costruito buona parte della sua fortuna storica, quella del feudalesimo di campagna che ancora resiste sebbene non più come prima. La mafia nuova ci costruisce il suo presente nel contesto urbanizzato che gli stupidi associano alla modernizzazione. Grazieadio non tutto è mafioso, ma ciò che non lo è, è confuso, caotico, ingestibile. Non a caso forse…

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Etica da taschino

Ragioniamo. Si accusa Renzi di volere aprire il terzo forno, alludendo alle tre diverse maggioranze per portare a termine le riforme, l’elezione del Presidente e la legislazione. Lo si accusa, fuori metafora, di incoerenza, di approfittare delle opportunità, di volere troppo. Mantenendoci entro la brutta metafora, mi chiedo e domando: quando il popolo ha fame, si sceglie un forno o si aprono tutti quelli che possono dare del pane?

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L’Artexpo di Palermo, 2015

Che delusione a tutta prima l’allestimento espositivo Palermo Artexpo inserito nella 2ª Biennale Internazionale d’Arte di Palermo. Meno male che sono andato anche all’Albergo delle Povere. Uno dei quattro siti in cui era organizzata l’esposizione. Tra il Loggiato di San Bartolomeo e Palazzo Sant’Elia, si assisteva ad una lunga serie di opere figlie di un “decorativismo” a volte ben organizzato, altre volte proposto con modalità bene oliate, altre volte ancora appesantite da una insulsa ricerca di originalità che ne annientava ogni valore. Avanguardia, zero. Quasi tutte le opere, infatti, erano con evidenza prive di un’idea, di una reale tensione artistica che nascesse da una visione dell’artista. Aspetto fortemente preoccupante perché se l’arte si attesta su una superficialità analoga a quella dilagante in questo brutto mondo che abbiamo tirato su, allora penso siano molto ridotte le possibilità di uscita o di costruzione di un futuro migliore.
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Chi vuole uccidere i nostri ragazzi?

Guardo ed osservo questi nostri giovani. Che meraviglia! Quelli tra i venticinque e i trentacinque, in particolare, che si suppone abbiano già terminato il proprio apprendistato. Vedo il loro entusiasmo, la loro vitalità, l’energia che gli trabocca da ogni poro, quando camminano scattanti come catapulte, quando danzano leggeri come gazzelle, quando discutono accalorati come teste pensanti e come persone dotate di una morale. Li osservo e mi sento contagiato dalla loro forza. Ma il mondo che gli sta intorno, in questo confuso e disordinato paese che è ormai l’Italia, è cattivo con loro. Scientemente. Perché questi ragazzi li pieghiamo con studiata indolenza, con cattiva assenza, con progettata prepotenza.

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Standard and Poor’s in casa del cornuto

Standard and Poor’s Corporation (S&P) ha ulteriormente declassato l’Italia. Ci collocano al gradino più basso della fascia ritenuta utile per gli investimenti. Da qui in giù, saremo additati come far west in cui non conviene investire. Saremo, cioè, territorio selvaggio e imprevedibile di speculazioni, dato che la spregiudicatezza degli operatori finanziaria ha un lato political correct che si definisce “investment” ed uno no correct che si chiama “speculative”. Inutile dire che trattiamo di moneta che, universalmente, possiede, appunto, due facce.
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