Ho provato ad adoperare i consigli del Santo Padre che recentemente ha scritto un documento con cui esorta chi fa informazione a dare le notizie sforzandosi di sottolineare il Bene. Un modo per togliere centralità al Male che in quest’epoca e in luoghi confusi come l’Italia, ha troppo spesso il monopolio della cronaca quotidiana. Ma se provo, non ci riesco. La sequenza di azioni violente di ogni tipo è disarmante. Mi chiedo se riusciamo più a vederci come ci percepiscono gli altri che, stando fuori, non restano indifferenti e certamente non smettono di giudicarci.
La calunnia sui DS: quel fatto quotidiano…

Da Dirigente scolastico mi capita spesso di lamentarmi insieme ai colleghi del poco credito che ci viene riconosciuto in società, nonostante il nostro duro e malpagato lavoro. Non se la passano meglio altre categorie, i politici anzitutto ma anche i giornalisti, compresi quelli che semel in anno… si occupano di scuola. Ve ne sono alcuni, per esempio, che invece di compiere uno sforzo di documentazione, come richiederebbe il lavoro di chi informa i lettori, scelgono la strada facile facile del pettegolezzo. Si prende una notiziola, la si usa come exemplum e si trascina una categoria di migliaia di persone nel baratro del pubblico ludibrio. Giornalmente assistiamo a situazioni in cui l’incapacità di leggere nel contesto i fatti di cui si discute – o, peggio, la disonestà finalizzata a perseguire interessi sotterranei – creano casi giornalistici sfarzosamente incardinati su un vuoto, che generalmente è un vuoto di pensiero del giornalista di turno. Di solito la risposta rassegnata è che i giornalisti farebbero qualunque cosa pur di vendere qualche copia. Si sa, infatti, che in Italia i giornali sono in crisi da tempo, non si vendono, non si leggono. E la colpa, secondo tanti di loro, sarebbe sempre della scuola che non fa bene il suo lavoro o del Governo che non sostiene abbastanza l’editoria (espressione che però da intendersi come sinonimo di: finanziamento). Leggi tutto “La calunnia sui DS: quel fatto quotidiano…”
I dirigenti invisibili
C’era una volta il Preside. Poi vennero i Dirigenti scolastici. In Italia accade spesso che si cambino nomi, sigle, titoli. E cosa in realtà accada, dietro i nomi nuovi, le sigle reinventate, i titoli rinnovati, è noto dai tempi di Tomasi di Lampedusa… e forse accadeva da prima.
Per fortuna c’è qualcosa che dà continuità a queste figure del mondo della scuola: erano sconosciuti prima e lo sono rimasti dopo. Il Governo non ha mai saputo chi fossero, nel senso che non hanno mai saputo rispondersi alla domanda preliminare di ogni riforma o riformetta, su chi deve essere e che ruolo deve avere il Preside/Dirigente scolastico Leggi tutto “I dirigenti invisibili”
Cosa ci Insegna la morte
L’episodio di Vasto dovrebbe far riflettere. Un giovane, Di Lello, perde la moglie per colpa di un pirata della strada, D’Elisa. Il dolore lo acceca. Non si accorge che si tratta di un altro ragazzo che, pur colpevole di una leggerezza fatale, si sente condannato ad una vita di rimorsi. Tutto intorno tace. La Legge fa il suo corso, chi lo trova lento, chi lo trova efficiente. Gli amici, dell’uno e dell’altro, alzano barriere di odio e indifferenza, amplificando il dolore inconsolabile di Di Lello, rendendo impossibile la conversione di D’Elisa. I due unici veri protagonisti, infatti, non si parlano. Si fronteggiano piuttosto. E la baldanza dell’uno, rinfocolata dal dolore che si trasforma in rabbia, diventa irruenza omicida, sfogo incontrollabile e colpa, anch’essa eterna come la scomparsa della prima vittima di questa tragedia, Roberta Smargiassi, moglie di Di Lello e vittima di D’Elisa. Il cerchio si chiude, ora D’Elisa è a sua volta vittima di Di Lello, rimasto unico sopravvissuto ma anche unico sofferente costretto a espiare per sempre il frutto di una solitudine di cui siamo colpevoli un po’ tutti.
Da Sapiens a Inhumanum: perché non possiamo più dirci umani
Nunzia Di Gianni e Salvatore Vincelli sono, tecnicamente, gli ultimi due esemplari di Homo Sapiens. Non in tutto il mondo, per fortuna. Non ancora. Ma lo sono – lo erano – nella loro famiglia. Il figlio (di lei) e figliastro (di lui) si è posto ad un altro livello della scala evolutiva. È andato “oltre”, in un altrove che il termine evoluzione non deve fare intendere come “più alto” o “migliore”, ma semplicemente “altro”. Leggi tutto “Da Sapiens a Inhumanum: perché non possiamo più dirci umani”
Corsi di formazione in tecnica del furto
Le tasse non si pagano…
Perché sono giovani, bravi non importa…
Il mood della cronaca nera e l’addestramento dei giovani
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Qualcosa non quadra…
Qualcosa non quadra. Si tratta di una sensazione che ci accompagna da decenni. O, forse, si tratta di una tipica forma di pensiero che ci prende quando si acquisisce un po’ di esperienza, diventando grandi. Comunque vada c’è.
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