Solitudine dei numeri primi: Sam Bartram e Hiroo Onoda

“Era il 25 dicembre 1937 e a Stamford Bridge si affrontavano Chelsea e Charlton Athletic. Al 55′, sul punteggio di 1-1, l’arbitro e i capitani decisero per la sospensione della gara ma l’estremo difensore – e in seguito leggenda – degli Addicks non se ne accorse e rimase in campo per mezz’ora in uno stadio ormai vuoto. Lo ritrovò un poliziotto a cui spiegò: “Pensavo stessimo attaccando da un po’”. (https://www.ilmemoriale.it/sport-spettacolo/2018/10/18/la-storia-di-sam-bartram-il-portiere-perso-nella-nebbia.html).

Si sa, ancora, che i tifosi del Chelsea erano soprattutto anziani, pensionati, non a caso detti “Pensioners”. Così viene da sorridere pensando a questo pubblico evidentemente attratto da tutt’altro che l’ardore calcistico, piuttosto la voglia di stare insieme, a prescindere dalle condizioni meteorologiche che li costrinse a immaginarsela quella partita che la nebbia aveva offuscato coi suoi vapori silenziosi.
Passò dunque in sordina la decisione dell’arbitro che al 55′ sospese tutto per impraticabilità del campo, comunicando la decisione “a vista” a tutti gli interessati. Quasi tutti. Dato che il pubblico se ne accorse alla chetichella, diciamo ad effetto domino. Si disse che le squadre avevano giocato con spirito di sacrificio, ma che al 55′ avevano dovuto desistere. Ma Sam Bartram, numero 1 dei Charlton fece di più, fece la Resistenza. Un po’ come quel Hiroo Onoda, il primo soldato giapponese sbarcato nelle Filippine che restò sul campo di battaglia quasi 30 anni dopo la fine della seconda Guerra mondiale. Dovette essere arrestato dalla polizia, nel 1974… a Lubang, un’isola, appunto, delle Filippine. Si ostinava a credere che i combattimenti non fossero finiti.

Anche a Sam dovettero essere dei poliziotti a comunicare quel che già tutti sapevano. La sospensione. Ma Sam persisteva nella sua posizione, tra i pali della porta che allo Stamford Bridge gli era stata assegnata. Il tenace estremo difensore dei Charlton, anni dopo ricordò così la vicenda: “Il Charlton Athletic di quell’epoca era una grande squadra, che proponeva un gioco particolarmente offensivo. Mi capitava spesso di non toccare palla per lunghi tratti nell’arco di una partita. Così, quel giorno, credevo che i nostri attaccanti avessero preso d’assalto la porta del Chelsea, contro cui avremmo dovuto vincere a tutti i costi. Non certo che se ne fossero andati dal campo, insieme ai nostri avversari. Me ne stavo semplicemente lì, nella nebbia, aspettando di esultare per un nostro gol e, se non fosse stato per quel poliziotto, chissà quando mi sarei accorto dell’accaduto.” (stessa fonte, vedi sopra).

Sam aveva 23 anni e come sempre capita, non sapeva che sarebbe diventato una leggenda. Così è degli eroi, sempre inconsapevoli del proprio sacrificio finché il vuoto lasciato dal loro esempio non ci spinge a tornare a loro con lo sguardo della memoria. Sono loro i numeri primi a cui guardiamo con orgoglio e ammirazione sinceri, al di là del paradosso che seppero interpretare, ciascuno nella propria parte di campo. Sam è morto nel 1981, a soli 67 anni. Hiroo era nato nel 1922 ed è andato via recentemente, nel 2014, poco prime di compiere 93 anni. A loro un sorriso ed un ricordo sinceri, in tempi di falsi eroi.

Una risposta a “Solitudine dei numeri primi: Sam Bartram e Hiroo Onoda”

  1. «I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell’infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari»

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