Senso del Bello, Innovazione e comunità educante.
Cronaca di una comunità educativa che cambia. I.C. “Laura Lanza” e del quartiere PEEP di Carini (PA).
Ogni post documenta un piccolo passo verso una scuola transdisciplinare, centrata nell’identità, costruita insieme al territorio e orientata alla qualità della vita della comunità.

27 luglio 2026. Oggi abbiamo definito con una importante azienda del territorio, la OMER di Carini, un intervento di riqualificazione del verde dei due plessi centrali, interamente sostenuto dall’impresa. Potrebbe sembrare un semplice intervento di manutenzione. Per noi rappresenta qualcosa di diverso. Una scuola che dialoga con il territorio non cerca soltanto sponsorizzazioni. Costruisce relazioni. Ogni relazione autentica aumenta il capitale sociale della comunità e rende più ricca l’esperienza educativa dei nostri studenti. È anche così che immaginiamo una scuola centrata nell’identità. Il lavoro verrà eseguito prima dell’inizio dell’anno scolastico. GRAZIE alla comunità produttiva OMER.
2 luglio 2026. La ditta OMER adotta la scuola Laura Lanza. Ci siamo riusciti. Abbiamo presentato loro il nostro progetto educativo, la nostra visione di educazione. Moltissimi i punti di contatto con la visione imprenditoriale della famiglia Russello. In ambiti diversi, procediamo con visioni simili, vicine. È l’inizio di un percorso che faremo insieme per la crescita della qualità della vita sia della scuola Laura Lanza che del quartiere PEEP.
1 luglio 2026. Pubblicata su Il Vespro un’intervista in cui anticipo una iniziativa a partire dal prossimo anno scolastico. La scuola incutesti anni ha fatto molto per stimolare un cambiamento nel quartiere. La nostra azione di impronta transdisciplinare ha prodotto risultati misurabili. Se nel 2007, quando abbiamo iniziato, nessun licenziato della terza media si iscriveva in un liceo, dopo tre anni registravamo un 30% e oggi siamo stabilmente oltre il 60%. È ora di sollecitare il movimento inverso. Il quartiere deve entrare a scuola. Quando la scuola sarà chiusa, lasceremo aperti i cancelli perchè il quartiere PEEP possa avere uno spazio di socializzazione sfruttando le nostre panchine e gli spazi aperti. Al pomeriggio non più solo le società sportive, ma anche i semplici residenti della zona potranno godere dei nostri spazi per il loro tempo libero. La scuola, in realtà, appartiene alla gente del luogo in cui si trova. Noi, semplicemente, la gestiamo. https://www.ilvespro.it/2026/07/01/il-prof-giampiero-finocchiaro-torna-alla-laura-lanza-e-ci-parla-di-futuro/
30 giugno 2026. Abbiamo concluso l’anno. Il collegio finale è stato un evento assembleare con tutte le componenti della scuola. Abbiamo salutato quelli che il prossimo anno saranno in pensione. Tristezza e gioia insieme. Ma la scuola è anzitutto una “comunità”. Dobbiamo inventarci un modo perché chi lo desideri possa continuare a dare un contributo a questa collettività di giovani che dall’ambiente in cui vivono ricevono sollecitazione inadeguate o apertamente sbagliate. Il territorio è un educatore silenzioso. In una periferia progettata per essere una periferia sciatta e abbandonata, cosa può attecchire se non disagio? In tutte le sue forme, la maggioranza delle quali comprensibile e solo poche condannabili?
25 giugno 2026. Lo Stato prende e spende. Questa la sua prerogativa essenziale per quello che ho visto nell’arco della mia vita. Ma chi produce la ricchezza? E di cosa è fatta la ricchezza? A mio giudizio vi sono due realtà: le scuole generano le risorse umane, le imprese generano le risorse economiche. Lo Stato prende da entrambe queste borse e spende da entrambe. Se lo fa male ha fallito. Non lo dico per condannare, le condizioni dell’Italia sono sotto gli occhi di tutti. Lo dico peché le scuole devono sempre più procedere in autonomia. Oggi ho lanciato il progetto “L’Impresa adotta la scuola”. Stiamo dialogando con la OMER di Carini, una realtà internazionale solida e riconosciuta per la qualità del proprio lavoro.
17 giugno 2026. Convocata una riunione per la dispersione. Sembra un paradosso, eppure ci si esprime così. L’obiettivo in realtà sarebbe riunirsi per elaborare strategie contro la dispersione. Ma se così fosse perché si sarebbe permesso di spostare l’Osservatorio da Carini, dove l’indice è alto, a Terrasini dove è più basso? E come mai l’Osservatorio viene allocato in un istituto comprensivo e non presso una scuola superiore? La dispersione nel primo ciclo ha numeri bassi, nel secondo ciclo astronomici per un paese come l’Italia.
5 giugno 2026. Alcuni alunni sono venuti a trovarmi in presidenza. Giro spesso per le aule e chiacchiero con loro, ceco di capire cosa si aspettano. Avevano una maglietta bianca invano e un pennarello. Mi hanno chiesto di apporre la mia firma, come già ai loro docenti ma anche ai collaboratori che vigilano su di loro durante le lezioni e spesso fanno fatica a tollerare le loro insubordinazioni. Non è colpa di nessuno. La responsabilità però è di tutti, ognuno ha una piccola porzione di responsabilità dello stato di cose che viviamo con enorme difficoltà. La scuola è un modello troppo vecchio per funzionare ancora oggi. Ma non vedo nessuno che abbia il coraggio di cambiarla e adeguarla ai tempi.
28 maggio 2026. Come sono cambiati i genitori degli alunni. Il condizionamento culturale di una società impoverita, confusa e disordinata ha contaminato le menti. Alcuni pretendono interventi immediati e risolutivi nei confronti di alunni colpevoli di creare scompiglio in classe ignorando che si tratta di alunni con diagnosi medica. Nel decennio precedente una volta mi si presentò una mamma che in premessa dichiarò di non avere nulla contro i minori disabili. Poi precisò: “però a questo che è in classe con mia figlia lo deve levare”. Viviamo un’epoca in cui è diventato eclatante lo scollamento tra il dichiarato e l’agito.
12 maggio 2026. Sono già venuti a trovarmi diversi interlocutori del territorio. Persone con cui ho collaborato nel decennio precedente. Affetto e stima sono immutati. La distanza non ha creato fratture. Leggo anzi entusiasmo, la voglia di riannodare i fili per tornare a sentirsi utili per la comunità. Riprendere da dove avevamo lasciato, costruire insieme qualcosa che lasci un segno. Lavorare senza l’ambizione di lasciare una traccia a cosa servirebbe?
21 aprile 2026. La mia porta è sempre aperta. Ricevo ogni docente o dipendente che abbia un dubbio, una domanda, una necessità. Intravedo una costante: tutti si lamentano di qualcosa. Perciò è importante indirizzare la scuola verso un approccio che produca miglioramento della qualità della vita. Non può essere un obiettivo da rimandare alla pensione. Né può essere una dimensione relegata alla vita privata. La vita è inscindibile. La qualità della vita si deve perseguire anche a scuola dove adulti e minori passano molte ore ogni giorno.
1 aprile 2026. Una volta in questa data si facevano gli scherzi. Avrà un significato che proprio oggi riceviamo i revisori dei conti? È incredibile la trasformazione che il ruolo del DS ha avuto in questi anni in cui sono stato in carico al Ministero degli Esteri. Tutto quello che prima si faceva rapidamente tra firme a mano e PDF scannerizzato, ora richiede una procedura di autorizzazioni e certificazioni incrociate tra dispositivi diversi, verifiche con codici e applicazioni che richiedono molto più tempo e generano stress da lavoro correlato. Sempre che la connessione internet funzioni. Altrimenti esplodono la rabbia e la frustrazione.
5 marzo 2026. La prima riunione di staff. Una scuola transdisciplinare non si preoccupa solo delle cose da fare, ma di come le fa e perché. Nella scuola i gruppi di persone devono trasformarsi in équipe se vogliono ricondurre l’istituzione scolastica nell’alveo dell’educazione. La scuola è diventata un altro luogo di istruzione e specializzazione. Non è il suo vero compito. Compito della scuola è educare identità sane ed equilibrate capaci di percepire la felicità.
3 marzo 2026. L’anno scolastico è quasi alla fine. Osserverò. Non c’è tempo di cambiare rotta, non avrebbe senso. Non sarebbe rispettoso nei riguardi di questa comunità che ha affrontato molti anni senza una guida sicura. Ma cercherò di capire da dove iniziare per riportare la scuola all’eccellenza che la gente che la frequenta, sotto ogni veste, merita. Tra il 2007 e il 2017 questa comunità ha costruito un approccio metodologico fondato sulla transdisciplinarità. Con la maturità di oggi e la crescita scientifica in questa direzione, darò il mio contributo per guidare questa comunità verso una qualità della vita che avvantaggi tutti.
2 marzo 2026. Torno dopo 9 anni nella scuola dove ho iniziato il mio percorso da Dirigente scolastico. L’emozione è forte. L’accoglienza calda che non riesco a immaginare di meglio. Anche la musica sudamericana mi hanno offerto, un omaggio ai nove anni di lontananza per l’incarico in Argentina. Sento di appartenere a questa scuola che abbiamo costruito insieme tutti quanti, chi più chi meno. Qui ritorno, senza averla lasciata mai perché ho sempre seguito la scuola anche da lontano e fornito il mio supporto allo staff. Grazie per aver tentato il possibile per mantenere la rotta intrapresa nel 2007.

