scritto da Giampiero Finocchiaro
agosto 17, 2017 0

Un giovane come Nicolò, non si uccide con un calcio. Per quanto pseudo-addestrato fosse l’idiota che gli ha sferrato il calcio fatale, se Nicolò fosse stato vigile non sarebbe morto. Avrebbe avuto una reazione difensiva che avrebbe attutito il colpo, avrebbe avuto energie per assorbire parte del colpo. Se dunque, quel calcio è stato mortale, è perché col concorso di altri due imbecilli ceceni, il suo assassino alla fine si è trovato davanti un ragazzo inerme, con i muscoli ormai allentati, che avevano ceduto all’incoscienza.  Ergo: c’è concorso di colpa in assassinio da parte degli altri due che quegli  inetti dei giudici spagnoli hanno rimesso in libertà con incomprensibile fretta. Ergo: c’è complicità in omicidio, dal punto di vista etico, di quegli inadeguati giudici. Ovvio che chi ha sferrato l’ultimo colpo debba avere la pena più grave, ma che gli altri concorrenti non ne abbiano nessuna è una palese violazione del senso di giustizia, un’offesa all’intelligenza e alla dignità della famiglia di Nicolò Ciatti. Ora l’Italia, abituata ad essere debole coi forti e forte coi deboli, che farà? come tutelerà la memoria di questo nostro giovane andato in vacanza e tornato in riposo eterno? lo tratterà come Giulio Regeni? Con lo stesso polso? la stessa strategia?

Addio Nicolò, sono con te, soffro con tuo padre e con tua madre, con tua sorella, con tutti quelli che ti hanno amato. Ti accolga l’amore di Dio per una eternità di pace e speranza, quelle che questa maledetta terra di furibondi pazzi scellerati nega mentre naufraga tra violenza sconforto solitudine avidità e cecità.

scritto da Giampiero Finocchiaro
luglio 9, 2017 1

Bella Palermo, che ha saputo regalare un’emozione così intensa a tutti, cittadini, turisti e ospiti d’onore in occasione della sfilata di D&G. Mi aveva piacevolmente sorpreso vedere piazza Pretoria addobbata per l’evento ma soprattutto mi ha stupito osservare come questa piazza sembri essere nata per le sfilate di moda con le sue belle statue nude, seppure portino addosso i segni dell’inciviltà e della barbarie di cui sono capaci i popoli ignoranti (teste e arti mozzati, pezzi perduti per sempre).

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scritto da Giampiero Finocchiaro
luglio 6, 2017 0

Se si chiede cosa sia il dolore, la risposta più frequente fa ricorso ad una metafora: è una ferita. Concordo e, credo, concordiamo tutti. Quella meravigliosa testa pensante che è stata Oriana Fallaci, in uno dei suoi indimenticabili testi scriveva: “il dolore dell’anima è una malattia molto più grave della gamba rotta e della gola infiammata, le sue ferite sono assai più profonde e pericolose di quelle procurate da una pallottola o da una scheggia. Sono ferite che non guariscono, quelle, ferite che ad ogni pretesto ricominciano a sanguinare” (Insciallah, 1990).

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scritto da Giampiero Finocchiaro
giugno 21, 2017 0
Dopo le dichiarazioni relative al titolo di studi. “Due settimane fa la ministra Valeria Fedeli in un discorso ha fatto incontrare Vittorio Emanuele III e Napoleone Bonaparte, che in realtà è nato esattamente cento anni prima del Re. Insomma, capita. Specie quando c’è di mezzo la maturità. Nel 2005 in una tracca, pardòn, traccia, il ministero ha collocato U…continua
 
Ma ai nostri alunni cosa possiamo dire o spiegare? Come motivarli e persuaderli che studiare è importante? Alla fine, è rimasto qualcosa di importante?
scritto da Giampiero Finocchiaro
aprile 23, 2017 0

Leggevo un articolo su The Guardian. L’argomento è il nostro sindaco che, riferisce l’autore, “is fighting for migrants to freely enter EU states”.

Penso che sulle prime tutti, o moltissimi, si irrigidiscano al solo pensiero di una free entrance diffusa per queste centinaia di migliaia di migranti. Li vediamo giornalmente in versione “brutti, sporchi e cattivi”, grazie all’impazienza con cui i media e le istituzioni si affrettano a divulgarne la triste storia di approdo nelle nostre coste. Né contribuisce la maniera goffa, fanfarona e spesso, ahimè, gravata della presenza di avidi impostori e vili conniventi con cui successivamente gestiamo la presenza di questo popolo di derelitti. Cosa di non poco conto perché finisce col coprire anche le esperienze di solidarietà che, a macchia di leopardo, tanti nostri concittadini coinvolti mettono in campo con la loro presenza fisica e il loro aiuto concreto.

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