La scuola: tornare al rischio

5 minuti, 25 secondi

Mi volto e guardo gli anni passati. Quando ero bambino.

  • Mamma scendo.
  • Dove vai?
  • Giù, in piazzetta, a giocare.
  • Stai attento. E non fare tardi.

E finiva qui. Era il tempo della fiducia. Che si basava sull’accettazione culturale della dimensione del rischio come prova da superare e imparare a superare. Per diventare adulti.

Provo a pensare agli anni di oggi. Quando ero genitore.

  • Mamma esco.
  • Dove vai?
  • Non lo so.
  • Aspetta che ti accompagno, prendi il cellulare e ogni tanto dammi notizie, lasciami il numero dei tuoi amici, con chi vai?
  • Poi ti giro il contatto.

E finisce qui. È il tempo della diffidenza. Che si basa sull’accettazione culturale della dimensione del calcolo come illusione di controllo su tutto. Per restare adolescenti, facili da condizionare in ragione delle esigenze del mercato.

Cerco di capire e, per farlo, guardo al mondo della scuola, laboratorio dove una società immagina e prepara il proprio futuro. Non è più, infatti, il mondo della Educazione, ma quello delle infinite educazioni, prive di una visione complessiva, strutturata, filosoficamente fondata, basata su modelli teorici (il massimo dell’astrazione è la sola garanzia per il massimo della concretezza possibile, mi ripeteva un maestro).

La logica del mercato ha permeato di sé ogni dimensione della vita sociale. Il Ministero dell’istruzione-distrutta procede per salti ed invenzioni ormai da mezzo secolo. Dopo l’abbattimento del sistema scolastico gentiliano (datato, ma frutto di una “visione”), dopo decenni di assenza di riforme, dopo una criminale sequenza di provvedimenti tampone è iniziata la stagione delle riforme, quasi una ogni anno, con corredo di delirante produzione legislativa. Un impulso nefasto in un mondo già soffocato da una selva di norme datate e contraddittorie. La scuola oggi è un carrozzone in cui convivono norme specifiche, norme statali applicate per estensione, deroghe speciali, regolamenti, linee guida per ogni momento della vita scolastica e una piccola spolverata di autonomia, come il parmigiano per chi lo accompagna ai funghi.

A complicare le cose è intervenuta una vera ossessione per la sicurezza che ha la sua manifestazione più evidente nel caos di ricorsi che seppelliscono i tribunali. E la scuola è un settore che ne produce una enormità con folle di genitori che chiedono risarcimenti per ogni cosa. Come se la scuola dovesse garantire ogni istante ed ogni ipotesi della vita di chiunque la frequenti.

L’immagine più realistica del mondo scolastico è una vignetta di Jacovitti. Un luogo fantasmagorico dove le eccellenze sono sopraffatte dai salami della mediocrità, dalla obesa invadenza di leggi, procedimenti legali, procedure legali, processi legali. La scuola come serbatoio dei tribunali.

Non possiamo più permettere che ad ogni cambio di governo, il nuovo ministro-per-caso, mosso dalla vanità consumistica di proporre qualcosa di “nuovo”, introduca disposizioni estemporanee che si traducono sempre in ulteriori compiti per gli alunni e oneri “legali” per gli operatori della scuola. La scuola è diventata la “prova ufficiale” con cui lo Stato dichiara che provvede ad ogni onere sociale. Ciò che dovrebbero fare altri ministeri e altri organi dello Stato, viene affidato sussidiariamente alla scuola, sopraffatta da troppi compiti che hanno tolto al processo di insegnamento-apprendimento la semplicità che la contraddistingue, marcandone la sua efficacia sostanziale. Dove c’è un “maestro”, vero e motivato, c’è sempre un gruppo di discenti che cresce. Se i nostri dati sono negativi, non vuol dire che i giovani di oggi non sono come eravamo noi alla loro età… vuol dire, palesemente, che non abbiamo un sistema che funziona, adatto a loro, e non valgono quasi niente gli interventi tampone sull’introduzione delle tecnologie per svecchiare qualcosa. La scuola, che è stata resa vecchia dall’incuria e dall’abbandono, dall’essere asservita ad altri interessi. La scuola non ha età, la scuola è un tempio dell’eternità che sa rinnovarsi in autonomia grazie alle persone che ci vivono e ci lavorano con dignità e vocazione. La scuola, per definizione, non ha età perché vive dell’incontro e dello scambio tra la nuova e le vecchie generazioni.

La scuola, invece, è stata piegata a diventare il mondo dell’Addestramento. Colma di preoccupazioni e interessi che hanno a che fare con la rapida trasformazione della persona-giovane in cittadino-lavoratore. La scuola è, e deve restare, il mondo dell’Educazione che assiste la nuova generazione nel processo di scoperta del “sé” e l’accompagna alla costruzione del “noi”. E per tale ragione deve lasciare che il rischio resti una eventualità sempre presente davanti al cammino di ogni studente.  Senza di esso non è possibile il rafforzamento dell’auto stima, non è possibile comprendere la relazione tra causa e conseguenze, non diventa concreta la capacità di distinguere tra il bene e il male. Le infinite educazioni hanno creato l’equivoco per cui rischio sarebbe sinonimo di pericolo, hanno seminato l’illusione che con calcoli precisi sia possibile spianare ogni strada, risolvere ogni conflitto, evitare ogni bruttura. Pura follia. Ma è per questa follia che, al di là delle chiacchiere ufficiali, abbiamo preferito la logica commerciale della “ricchezza dell’offerta formativa”, affollata di autentiche idiozie (e sottomessa all’obbligo di salvare la faccia alle inadempienze dello Stato sociale), invece di perseguire la logica pedagogica che tutela il diritto di ogni individuo ad essere se stesso, rischiando.

L’Educazione, certo, comporta sempre un rischio, ma la vita è in se stessa rischio e, proprio per questo, è anche opportunità. La dimensione del calcolo, invece, toglie ogni opportunità, regola spazi pre-definiti, incasella e ordina secondo schemi superiori che tradiscono la natura della scuola come istituzione e come unico vero elemento di mobilità sociale.

È tempo di cambiare. Occorre pensare a una Educazione contemporanea che sappia eliminare ciò che non serve più e sappia fare tesoro delle novità. Occorre rivedere l’intero ciclo educativo, le sue articolazioni interne (abolizione-trasformazione della scuola media), la platea degli operatori (introduzione delle quote azzurre per il personale), la loro gestione (revisione dei contratti e delle retribuzioni, uniformare gli stipendi dei docenti di grado diverso, perequare gli stipendi dei dirigenti ministeriali), l’impianto normativo (nuovo testo unico e abolizione della selva di decreti), la selezione del personale docente (obbligo della specializzazione per i laureati, stesse condizioni previste per i futuri medici), la selezione del personale ausiliario (stop alle assunzioni assistenziali di lavoratori non qualificati), la valutazione dei dirigenti (stesse modalità previste per i giudici) e di tutti i lavoratori della scuola (valorizzazione del merito), l’autonomia delle scuole (budget annuo di istituto con uso motivato da parte del Dirigente), l’orario scolastico (diminuzione delle ore obbligatorie e introduzione delle ore opzionali).

La recente rivoluzione elettorale esprime una forte voglia di cambiamento, mi sembra una buona occasione anche per la scuola, da non perdere. Ma per farlo, è vietato non rischiare!

Giampiero Finocchiaro

Danzare sulla vita col sorriso

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