Italia, un paese finto

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Stiamo svelando un segreto di Pulcinella: l’Italia è un paese finto. Finto perché da decenni abituato a vivere al di sopra dei propri mezzi, finto perché la classe dirigente vive in un Iperuranio di privilegi che la rende inebetita ed impermeabile ad ogni richiamo della vita reale, quella dove vivono i cittadini abbandonati e vessati da uno Stato astratto cafone ed ingordo, quando non anche sadico.

Un paese finto perché propone apici legislativi di civiltà giuridica e non riesce però a garantire né certezza del diritto, né certezza della pena e di fatto offre sempre una stampella alla delinquenza, sorregge l’illegalità e contribuisce alla diffusione di ogni orma di illecito. Un paese finto perché nasconde sempre la verità, occulta le prove, imbavaglia le voci fuori dal coro o spegne le luci su chi tenta di fare strada senza il peso della corruzione. Un paese finto perché immagina modernità medievali, futuri primitivi, perché insabbia le verità nella melma della connivenza, sacrifica gli entusiasmi giovanili nelle braci dell’avidità di denaro sempre sporco. Un paese finto dove l’impresa è un’impresa impossibile, dove il dialogo fra le parti è rito che sacrifica i più deboli a vantaggio dei gruppi forti. Un paese finto perché il garantismo individuale seppellisce l’interesse collettivo e rende legale il sopruso e la prepotenza. Finto perché ci fa credere che siamo poveri mentre la ricchezza è annidata nei forzieri dei ricchi occulti ed intoccabili.

Finto perché chiede ai giovani di studiare e poi li abbandona, li assoggetta, li prevarica, li umilia e mentre i cervelli fuggono all’estero per tremila euro al mese o restano nel paese per mille euro al mese, nel frattempo trattiene gli ignoranti, i fannulloni, gli scansafatiche, i furbetti, i voltagabbana, i cortigiani, i sottomessi, i servi e dona loro prebende da diecimila euro al mese. Finto perché a quel laboratorio di futuro che sono le scuole chiede di dare cento in cambio di niente ed agli uscieri dei palazzi del potere di dare niente in cambio di cento.

Finto perché può immaginare l’ennesima riforma elettorale anticostituzionale e invoca la Costituzione per impedire che abbia effetto retroattivo il taglio agli stipendi e alle pensioni da nababbi che hanno divorato il paese e che non possiamo più foraggiare. Finto perché si recita come se ancora fosse il paese del sole quando è ormai diventato quello delle frane.

E ancora finto perché il paesaggio è profanato dall’abuso edilizio, perché gli invalidi non sono invalidi, perché troppo spesso i permessi per non lavorare sono appunto per non lavorare e non per assistere qualcuno o studiare qualcosa, perché il territorio è riserva di caccia di ogni genere di malintenzionato. Finto, perché lo Stato non siamo più noi, come talvolta si recita ancora ai bimbi ma non oltre gli otto anni, ché dopo già ti mandano a quel paese, che appunto è l’Italia.

Finto perché non più in grado di uscire dal suo debito che deve alimentare per pagare se stesso ma contemporaneamente così facendo lo feconda di nuovi interessi passivi. Finto perché incentiva le forze dell’ordine con un euro al giorno quando si trovano in assetto antisommossa e permette ai nani e alle veline della politica di caricare il costo delle mutande e delle vacanze nei resort tropicali sui fondi per rappresentanza politica, alimentati dalle tasse della gente che lavora. Finto perché chi dovrebbe stare dalla parte dei lavoratori non lavora e riscatta pensioni migliori di quelle dei suoi rappresentati. Finto perché ogni dettaglio della vita sociale è colmo di raggiro, opaco di truffa, inquinato da corruzione, minato da vendetta, insidiato da sotterfugi e nulla è mai come appare.
Italia, infine, paese finto perché si porta nel nome la sua vile abitudine di stare sempre di fianco, mai al centro, senza posizioni precise, sempre coinvolta ma in modo sfumato, impreciso, superficiale, così che mai di qualcuno si possa dire che è sua responsabilità, un paese connivente, Italia un paese da leggere al contrario e dunque sempre ai-lati, un paese finto che se veramente avesse voluto liberarsi di quel letame cancerogeno che è la mafia, lo avrebbe fatto e di quel letame, invece, sta morendo soffocato, prigioniero delle sue mille subdole forme.

su: www.loraquotidiano.it, 10 novembre 2014

Giampiero Finocchiaro

Danzare sulla vita col sorriso

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