Immigrazione: nessuna verità

Non entro nel merito (la mia posizione è nota avendo lanciato una sottoscrizione per l’abolizione del permesso di soggiorno), ma osservo: un giudice inquisisce un ministro per snaturare una scelta chiaramente politica, certamente non una scelta delinquente. È legittimo? È democratico? Chi verifica che l’azione dei giudici sia davvero trasparente, disinteressata, apolitica? Non è il caso di ricordare gli scandali che hanno svelato i traffici illegali e la corruzione di giudici ritenuti al di sopra di ogni sospetto. Il fatto è che nessuno ormai rispetta niente e nessuno. Un governo eletto, piaccia o meno, è legittimato a fare scelte politiche. A quelli che sono sempre pronti a dare del “fascista” a chi non la pensa come loro (che già di per sé…), chiederei se c’è più democrazia nel rispettare le scelte politiche di un governo eletto dalla maggioranza popolare o nel forzare l’interpretazione delle leggi per costringere un governo eletto a non seguire le politiche per cui ha ricevuto il consenso della maggioranza popolare. Che sui migranti l’Italia sia stata lasciata sola è un fatto, come lo è la contraddizione palese di un premier francese che: 1. dai dati pubblicati dal sito del Parlamento europeo risulta al 24% del programma di attuazione degli ingressi controllati di migranti per la propria quota paese; 2. invia i suoi gendarmi in territorio italiano armati di tutto punto a inseguire un migrante reo di clandestinità; 3. a Ventimiglia fa manganellare gli immigrati francofoni provenienti dal Maghreb e li rispedisce in Italia smantellando le loro tendopoli; 4. dà lezioni di umanità ad una Italia che la sua umanità la dimostra lontano dai riflettori con la gente che accoglie i migranti, ci convive più strettamente di quanto accada ai deputati sia a Montecitorio che a casa loro, gli dà abiti e cibo, gli offre una cantina, gli fa la carità e gli offre un lavoro. Certo non si può fare di tutta l’erba un fascio, né in un senso né in un altro, ma di questa Italia che tollera, ospita, accoglie si parla troppo poco, assordati dal frastuono di un dibattito politico che ormai da 30 anni è lacerato dalla volgarità e dallo straparlare per cui tutti urlano e nessuno ascolta. Nel frattempo il Paese si svuota, i giovani vanno via nonostante il vaniloquio istituzionale che per le cerimonie rispolvera l’auspicio che i giovani restino a casa. Quale casa? quella che non dà loro nessuna opportunità e permette che i privilegiati ottengano incarichi e nomine fino ad 80 e 90 anni? Un Paese che non investe sui propri giovani è un paese condannato a morire, una morte ancor più rapida se nemmeno permette che giovani di altri luoghi meno fortunati possano accedere in questo lembo di terra per cercare un futuro migliore. Niente di tutto ciò accadrà finché agiranno con modi così opachi tanto i giudici quanto i politici. L’attuale bagarre sul permesso di ingresso dei migranti non è quello che si vede, ma una lotta per il potere dietro le quinte tra chi non si dà pace per aver perso inaspettatamente le elezioni e chi altrettanto inaspettatamente le ha vinte. Nessuno dice la verità e noi non la sapremo mai.

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