Di legge, giustizia e altre astrazioni

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Prenderò spunto da un episodio accaduto a Palermo ma che, per la sua normale eccezionalità, risulta estendibile a tutto il comprensorio urbano del capoluogo e agli stili di vita spesso incivile che impone.


Sul giornale di qualche tempo fa leggevo di una sentenza. Il fatto: la sera del 22 ottobre Antonella voleva uscire ma trovava l’auto bloccata da un’altra in seconda fila. Suona, strombazza ma niente. Aspetta ma niente. Gira per i vicini pub ma niente. Chiama i vigili urbani e dopo quasi tre ore arriva il carro attrezzi. All’istante si materializza Lucia, proprietaria dell’auto in seconda fila. Qualche diverbio e la solita frase: “Miii, come sta facendo per soli cinque minuti”. Si sa il tempo è relativo e le tre ore di una vittima non sono che cinque minuti di relax o divertimento per il torturatore. Scatta la denuncia, essendo Antonella animata da giusto risentimento e rincuorata dal senso di giustizia. Lucia, invece, innesca il suo avvocato essendo armata di fiducia nella legge.
Il giorno del giudizio, non ancora universale (ma chissà per quanto ancora) il Gip, codice alla mano, sentenzia: non v’è dolo, accogliendo la tesi dell’avvocato che magari non ha letto Manzoni ma di certo ha azzeccato la solita maglia larga che il nostro sistema giudiziario sempre “garantisce” a chi si industria per non pagare le proprie colpe. Nessuno si è chiesto come mai al lampeggiare dell’autogru Lucia, che si era scusata di perdonabile disattenzione, fosse invece risultata attenta più di una sentinella. Che qualcuno sia stato privato del diritto di decidere dove e come e quando muoversi non importava al Gip perché non importa al sistema giudiziario che cataloga la nervosa serata di Antonella come risultato non di un comportamento intenzionale ma frutto di uno “astrattamente idoneo a privare il soggetto passivo della libertà di determinazione”.
Inutile dire come l’abbia presa il soggetto passivo… e inutile dire quanto queste sentenze, a mio dire “astrattamente idonee a garantire il diritto alla libertà di chi crede nella giustizia” finiscano col fare un danno grande quanto lo “spregio del rispetto delle altrui esigenze”, argomentazione citata nella sentenza per precisare che Lucia non pagherà nulla, che è stata un po’ incivile ma siccome tutti lo fanno, perché non anche Lucia? E se Antonella dovesse casualmente posteggiare parallelamente all’auto di Lucia o del suo avvocato o del Gip, non avremo che una “astratta metafora dell’inscindibile legame che unisce legge e giustizia come binari…” che tuttavia – è noto – per progetto, sicurezza e garanzia non devono mai incontrarsi.

Giampiero Finocchiaro

Danzare sulla vita col sorriso

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