Quando sento che l’Italia è in crisi, penso…

Quando sento che l’Italia è in crisi, penso

Agli stipendi dei politici, ai benefit dei parlamentari e all’estensione per i loro parenti

Quando sento che l’Italia è in crisi, penso

Alle pensioni d’oro di chi dovrebbe dare l’esempio

Quando sento che l’Italia è in crisi, penso

Al cumulo di pensioni consentito a chi ha ridotto l’Italia in crisi

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Per Nicolò Ciatti: addio caro ragazzo nostro

Un giovane come Nicolò, non si uccide con un calcio. Per quanto pseudo-addestrato fosse l’idiota che gli ha sferrato il calcio fatale, se Nicolò fosse stato vigile non sarebbe morto. Avrebbe avuto una reazione difensiva che avrebbe attutito il colpo, avrebbe avuto energie per assorbire parte del colpo. Se dunque, quel calcio è stato mortale, è perché col concorso di altri due imbecilli ceceni, il suo assassino alla fine si è trovato davanti un ragazzo inerme, con i muscoli ormai allentati, che avevano ceduto all’incoscienza.  Ergo: c’è concorso di colpa in assassinio da parte degli altri due che quegli  inetti dei giudici spagnoli hanno rimesso in libertà con incomprensibile fretta. Ergo: c’è complicità in omicidio, dal punto di vista etico, di quegli inadeguati giudici. Ovvio che chi ha sferrato l’ultimo colpo debba avere la pena più grave, ma che gli altri concorrenti non ne abbiano nessuna è una palese violazione del senso di giustizia, un’offesa all’intelligenza e alla dignità della famiglia di Nicolò Ciatti. Ora l’Italia, abituata ad essere debole coi forti e forte coi deboli, che farà? come tutelerà la memoria di questo nostro giovane andato in vacanza e tornato in riposo eterno? lo tratterà come Giulio Regeni? Con lo stesso polso? la stessa strategia?

Addio Nicolò, sono con te, soffro con tuo padre e con tua madre, con tua sorella, con tutti quelli che ti hanno amato. Ti accolga l’amore di Dio per una eternità di pace e speranza, quelle che questa maledetta terra di furibondi pazzi scellerati nega mentre naufraga tra violenza sconforto solitudine avidità e cecità.

Dopo il gender: la scuola insegnerà la corruzione

Non mi piace la deferenza. È indice di mediocrità per chi la soffre, è segno di stupidità per chi ne gode. Chi studia e costruisce una mente capace di senso critico non prova mai deferenza, bastano il rispetto profondo per l’altro e l’ammirazione sincera per i migliori.

Dovrebbe essere la scuola a insegnarlo. A noi lo ha imposto la corruzione.

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Dirigenti scolastici: all’armi!

La scuola è una realtà complessa. Si tratta di un’affermazione diffusissima e sempre presente nei discorsi di chi se ne occupa come operatore, di chi riveste ruoli istituzionali e politici. Temo, tuttavia, che si tratti quasi sempre di un modo improprio di esprimersi, nel senso che l’aggettivazione “complessa” è semplicemente adoperata come sinonimo di “complicata”.

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Io sto con Orlando. Una petizione

Leggevo un articolo su The Guardian. L’argomento è il nostro sindaco che, riferisce l’autore, “is fighting for migrants to freely enter EU states”.

Penso che sulle prime tutti, o moltissimi, si irrigidiscano al solo pensiero di una free entrance diffusa per queste centinaia di migliaia di migranti. Li vediamo giornalmente in versione “brutti, sporchi e cattivi”, grazie all’impazienza con cui i media e le istituzioni si affrettano a divulgarne la triste storia di approdo nelle nostre coste. Né contribuisce la maniera goffa, fanfarona e spesso, ahimè, gravata della presenza di avidi impostori e vili conniventi con cui successivamente gestiamo la presenza di questo popolo di derelitti. Cosa di non poco conto perché finisce col coprire anche le esperienze di solidarietà che, a macchia di leopardo, tanti nostri concittadini coinvolti mettono in campo con la loro presenza fisica e il loro aiuto concreto.

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Theresa May e il partito dei cretini

Theresa May: in Arabia Saudita senza velo, brava! D’altra parte, per rispetto alle nostre usanze, forse che gli arabi da noi si tolgono il velo? Solo un cretino può pensare di concedere un parco per consentire ad un arabo in visita in Italia di stare in tenda come nel suo deserto, solo un altro cretino può consentire che vengano velate le statue della nostra cultura classica in occasione della visita di qualche arabo e sempre un cretino si preoccupa di mettere la foglia di fico alle statue di quella meraviglia che è lo stadio dei Marmi di Roma in occasione di giochi internazionali. Perché c’è una differenza tra la tolleranza rispettosa e l’ignoranza prona. Ma i cretini, partito di maggioranza assoluta e trasversale, non la capiscono.

Per un aiuto ai giudici

Ho provato ad adoperare i consigli del Santo Padre che recentemente ha scritto un documento con cui esorta chi fa informazione a dare le notizie sforzandosi di sottolineare il Bene. Un modo per togliere centralità al Male che in quest’epoca e in luoghi confusi come l’Italia, ha troppo spesso il monopolio della cronaca quotidiana. Ma se provo, non ci riesco. La sequenza di azioni violente di ogni tipo è disarmante. Mi chiedo se riusciamo più a vederci come ci percepiscono gli altri che, stando fuori, non restano indifferenti e certamente non smettono di giudicarci. 

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La calunnia sui DS: quel fatto quotidiano…

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Da Dirigente scolastico mi capita spesso di lamentarmi insieme ai colleghi del poco credito che ci viene riconosciuto in società, nonostante il nostro duro e malpagato lavoro. Non se la passano meglio altre categorie, i politici anzitutto ma anche i giornalisti, compresi quelli che semel in anno… si occupano di scuola. Ve ne sono alcuni, per esempio, che invece di compiere uno sforzo di documentazione, come richiederebbe il lavoro di chi informa i lettori, scelgono la strada facile facile del pettegolezzo. Si prende una notiziola, la si usa come exemplum e si trascina una categoria di migliaia di persone nel baratro del pubblico ludibrio. Giornalmente assistiamo a situazioni in cui l’incapacità di leggere nel contesto i fatti di cui si discute – o, peggio, la disonestà finalizzata a perseguire interessi sotterranei – creano casi giornalistici sfarzosamente incardinati su un vuoto, che generalmente è un vuoto di pensiero del giornalista di turno. Di solito la risposta rassegnata è che i giornalisti farebbero qualunque cosa pur di vendere qualche copia. Si sa, infatti, che in Italia i giornali sono in crisi da tempo, non si vendono, non si leggono. E la colpa, secondo tanti di loro, sarebbe sempre della scuola che non fa bene il suo lavoro o del Governo che non sostiene abbastanza l’editoria (espressione che però da intendersi come sinonimo di: finanziamento).  Leggi tutto “La calunnia sui DS: quel fatto quotidiano…”

I dirigenti invisibili

C’era una volta il Preside. Poi vennero i Dirigenti scolastici. In Italia accade spesso che si cambino nomi, sigle, titoli. E cosa in realtà accada, dietro i nomi nuovi, le sigle reinventate, i titoli rinnovati, è noto dai tempi di Tomasi di Lampedusa… e forse accadeva da prima.

Per fortuna c’è qualcosa che dà continuità a queste figure del mondo della scuola: erano sconosciuti prima e lo sono rimasti dopo. Il Governo non ha mai saputo chi fossero, nel senso che non hanno mai saputo rispondersi alla domanda preliminare di ogni riforma o riformetta, su chi deve essere e che ruolo deve avere il Preside/Dirigente scolastico Leggi tutto “I dirigenti invisibili”

Cosa ci Insegna la morte

L’episodio di Vasto dovrebbe far riflettere. Un giovane, Di Lello, perde la moglie per colpa di un pirata della strada, D’Elisa. Il dolore lo acceca. Non si accorge che si tratta di un altro ragazzo che, pur colpevole di una leggerezza fatale, si sente condannato ad una vita di rimorsi. Tutto intorno tace. La Legge fa il suo corso, chi lo trova lento, chi lo trova efficiente. Gli amici, dell’uno e dell’altro, alzano barriere di odio e indifferenza, amplificando il dolore inconsolabile di Di Lello, rendendo impossibile la conversione di D’Elisa. I due unici veri protagonisti, infatti, non si parlano. Si fronteggiano piuttosto. E la baldanza dell’uno, rinfocolata dal dolore che si trasforma in rabbia, diventa irruenza omicida, sfogo incontrollabile e colpa, anch’essa eterna come la scomparsa della prima vittima di questa tragedia, Roberta Smargiassi, moglie di Di Lello e vittima di D’Elisa. Il cerchio si chiude, ora D’Elisa è a sua volta vittima di Di Lello, rimasto unico sopravvissuto ma anche unico sofferente costretto a espiare per sempre il frutto di una solitudine di cui siamo colpevoli un po’ tutti.

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